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Beta-bloccanti: cosa sono ed effetti collaterali

 24 luglio 2019
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 Categoria: Salute
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 Scritto da: admin
beta-bloccanti

I beta-bloccanti sono una tipologia di farmaci che possiedono lo stesso effetto ossia quello di bloccare i recettori beta di due distinti ormoni, la noradrenalina e l’adrenalinza. Questo processo è necessario per diminuire l’effetto di questi due ormoni fondamentali dello stress all’interno del nostro organismo. Questo meccanismo dunque genera indirettamente diverse conseguenze come l’abbassamento del ritmo cardiaco e della pressione sanguigna, la diminuzione della pressione all’interno dell’occhio e l’incremento del flusso di sangue. In virtù della loro efficacia inibitoria nei confronti degli ormoni responsabili dello stress, frequentemente vengono anche prescritti in casi di stati di ansia.


Entrando nel dettaglio si scopre che tale meccanismo è in realtà molto articolato in quanto esistono tre tipologie distinte di recettori che si trovano all’interno delle cellule dei nostri organi: beta-1, beta-2 e beta-3. I recettori beta-1 sono situati nel cuore, nel rene e nell’occhio mentre i recettori beta-2 all’interno della cosidetta muscolatura liscia e riguardano quindi l’apparato respiratorio come i bronchi, l’apparato urinario e soprattutto l’apparato digerente. Infine i recettori beta-3 sono situati all’interno delle cellule contenute nel grasso corporeo.


I medicinali beta-bloccanti possono essere di tipo selettivo e di conseguenza funzionare su uno specifico recettore oppure di tipo non selettivo e quindi agire su tutti i recettori contemporaneamente. In ogni caso anche i farmaci beta bloccanti di tipo selettivo, che sono i più moderni, se utilizzati per parecchio tempo e con dosaggio elevato, possono avere effetto su tutte e tre le tipologie beta, coinvolgendo in tal modo diversi organi. Quindi l’uso di tali farmaci deve essere controllato con attenzione, in modo particolare se si soffre di ipertensione arteriosa oppure di altre malattie a carico del rene oppure nel caso di asma o diabete.



Tipologie di beta-bloccanti


Sono molteplici i principi attivi contenuti nei farmaci betabloccanti e si posso distinguere in:


  • betabloccanti 1° generazione che sono del tipo non selettivi come il propanololo, il timololo ed il nadololo;


  • betabloccanti di 2° generazione che sono di tipo selettivi ed agiscono sul recettore beta-1 come il meoprololo, bisoprololo, l’atenololo e l’acebitololo;


  • betabloccanti di 3° generazione che, oltre all’azione inibitoria di tipo selettiva operata sui recettori beta-1, possiedono una funzione similare anche per i recettori beta-2, come ad esempio il celiprololo. Inoltre essi favoriscono la sercrezione nei vasi sanguini del cosidetto ossido nitrico come il nebivololo, provocando una vasodilatazione che ne incrementa l’azione ipotensiva del farmaco.



Indicazioni terapeutiche dei betabloccanti


L’utilizzo di medicinali beta-bloccanti è indicato nelle seguenti pataologie:

  • - insufficienza cardiaca;

  • - prevezionzione dell’infarto del miocardio;

  • - ipertensione arteriosa;

  • - glaucoma;

  • - aritmie cardiache;

  • - alcune tipologie di emicrania;

  • - tireotossicosi;



Betabloccanti effetti collaterali


Per effetto del potere inibitorio a carico di diversi organi, in base alla tipologia di betabloccante è possibile che si manifestano diversi effetti collaterali e controindicazioni:


  • - crisi ipotensive;

  • - disturbi visivi;

  • - bradicardia;

  • - scompensi cardiaci;

  • - broncocostrizione;

  • - ipoglicemia ;

  • - depressione;

  • - insionnia;

  • - disturbi grastrointestinali;

  • - nause o vamito.



Betabloccanti controindicazioni


Invece le controindicazioni più importanti sono l’esistenza di patologie bronchiali come: l’asma, diabete, e miastenia gravis. Per coloro che utilizzano i farmaci betabloccanti per curare il glaucoma, in base all’azione a livello dell’apparato cardiocircolatorio, bisogna prendere in considerazione come un fattore di controindicazione la bradicardia e la pressione sanguinua bassa. Al fine di scongiurare crisi ipertensive è fondamentale sospendere in modo graduale l’assunzione di betabloccanti.


L’utilizzo di betabloccanti non producono anomalie nel feto se vengono utilizzati in modo litmitato nei primi tre mesi di gravidanza. In ogni caso l’assunzione di betabloccanti durante il periodo di gravidanza deve essere tenuta sotto stretta osservazione da parte del medico poiché sono capaci di diminuire la perfusione della placenta. Quindi possono causare un ritardo nello sviluppo del feto, come pure bradicardia e ipotensione nel neonato.


Inoltre i farmaci di tipo betabloccanti vengono classificati come sostanze dopanti in diversi sport, in modo particolare per le discipline sportive in cui si ricavano vantaggli da una diminuizione dei battiti cardiaci e dalla limitazione degli stati di eccitabailità e ansia. In tal caso è fondamentale verificare la compatibilità con la disciplina sportiva svolta.



Rimedi naturali


Un’alternativa ai betabloccanti è l’utilizzo di sostanze naturali al fine di ridurre la pressione arteriosa e limitare l’ansia. Perà tali sostanze pur avendo minori effetti collaterali, possiedono un ‘efficacia minore rispetto ai farmaci betabloccanti. Le alternative basate su sostanze naturali più raccomandate sono costituite da intergratori come il magnesio ed omega 3 oppure da piante contenenti il biancospino.


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