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La volontà: alla base c'è la forza del desiderio

 24 marzo 2016
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 Categoria: Psicologia
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 Scritto da: admin

Per realizzare i sogni e avere successo nella vita la nuova psicologia ci insegna a utilizzare le nostre potenzialità nascoste. Incontro Davide, un mio amico. un sabato pomeriggio a casa sua. Sta preparando lo zaino con il neccssario per una gita in montagna. Un paio di panini, macchina fotografica, felpa, occhiali da sole e un mattone... “Per abituarmi a fare fatica”, spiega. “Ti stai allenando per qualche gara?”, gli chiedo. “No, è un esercizio simbolico, una specie di metafora di quello che devo imparare a fare per avere successo nella vita.” Cosa c'entrano una passeggiata in montagna e un mattone sulle spalle con la vita?


“All'università ho seguito il corso di psicologia della formazione di Massimo Bruscaglioni che si è specializzato in un'evoluzione della psicologia della comunità, nata negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta. E’ un nuovo approccio alla vita, soprattutto che si chiama empowerment e che Bruscaglioni traduce con un suo neologismo: impoteramento. Lo scopo è dare potere alla persona, liberare la forza interiore che ciascuno di noi ha per riuscire a raggiungere un obiettivo. Il punto di partenza è un colloquio, chiamato counseling, durante il quale si individua il desiderio da realizzare e si enfatizzano i punti di forza sui quali lavorare.


Ho insistito talmente tanto che alla fine Bruscaglioni mi ha segnalato a un’esperta di formazione professionale che segue questa metodologia e ho fatto il colloquio. E lei, tra le altre cose, mi ha-prescritto anche la passeggiata con il mattone. L’idea che esistano psicologii in grado di aiutare la genre a sentirsi piena di forza e capace di realizzare i propri desideri merita di essere approfondita. Rintraccio Bruscaglioni e fisso un appuntamento.


Far teva sui punti di forza

Nella nostra società esistono due culture di fonfo: quella della debolezza, che si esprime con il buonismo, e quella della forza, che ha come esemplificazione più drastica la vita militare. Tradizionalmente, quando ci si trova davanti un qualunque problema, lo si affronta attingendo a una delle due tipologie di comportamento. Questo metodo, invece, si propone di agirare la debolezza facendo leva sui punti di forza. E’ l’uovo di Colombo: ovvio, eppure nessuno ci pensa. Davvero bastano poche ore di colloquio per migliorare la vita di una persona?


E’ una cosa fattibile dimostrando all"individuo le nuove strade che può percorrere e aiutandolo a iniziare il processo che lo porterà a realizzare ciò che desidera. Perché i desideri non realizzati sono una ricchezza, un patrimonio personale di inestimabile valore. Mentre spesso vengono vissuti come fonte di frustrazione. La realizzazione di un desiderio, però, spesso richiede una trasforinazione della propria vita, la cspacità di superare grandi ostacoli, anche psicologici.


In realtà la maggior parte di noi non ha sogni impossibili. Le persone vogliono una vita armoniosa, un rapporto stimolante con il marito, la moglie, i figli. Cercano il rispetto sul lavoro, la considerazione per quello che fanno.. Pochissimi vogliono la Luna. Nessuno desidera veramente di diventare il più grande calciatore del mondo. Invece gli domanda giusta da porre sarebbe “cosa le piace nel calciatore?” A quel punto vedrebbrto gli occhi brillare, mentre si racconta che il calciatore è ricco, è amato da tutti, è al centro dell'attenzione, ha successo e chissà cos'altro. Quindi ciò che vuole davvero è il successo, essere bravo, fare un mestiere che gli piace.


Un pò d'ordine fra i sogni

E se non ci sono desideri? Se capita il primo passo da fare nel colloquio è risvegliarli. Risalendo con la memoria indietro nel tempo, fino a quel momento della vita in cui si era felici e pieni di voglia di fare. Per esempio quando, appena finiti gli studi, si avevano davanti tante possibilità: oppure quando da fidanzati si facevano progetti sulla futura vita di coppia o ancora quando si è iniziato un lavoro particolarmente soddisfacente.


Così si ricostruisce nel ricordo quella sensazione e si risveglia la voglia di desiderare. C’è anche chi è completamente soddisfatto, uno stato di grazia raro che va goduto fino in fondo5. Oppure chi non desidera più perchè è profondaniente disperato. Ecco, in questi due casi il counseling non può funzionare. Ma può anche capitare di avere molti desideri e non sapere quale realizzare. E’ il il caso di Davide al quale è stato proposto un esercizio per mettere un po’d’ordine. Si chiama margherita delle possibilità ed è una delle prime cose che si fa durante il colloquio.


In pratica si tratta di disegnare un fiore con cinque petali e scrivere all'interno di ogni petalo le parole chiave di una delle possibilità che si hanno davanti. Se i petali non bastano si possono aggiungere a piacere, ma uno deve sempre rimanere libero, per lasciare la margherita aperta alle novità. Si lavora poi su ciascuna possibilità. aggiungendo particolari, senza preoccuparsi di integrarle l’una con l'altra. Facendo l'esercizio ci si rende conto che alcuni petali sono più importanti di altri. Ma si scopre anche scoperio che non ci si applica a nessuno in particolare.


Vedersi net futuro

Il passo successivo è la visualizzazione: serve per dare concretezza al desiderio. Ci si concentra su come sarebbe la vita se il proprio obiettivo fosse già raggiunto. Con una sola regola: ci si deve piacere. Per esenipio, io voglio diventare dirigente della mia azienda. Allora ci si immagina, ci si "vede" già in questo ruolo: ben vestito, nel proprio ufficio spazioso ed elegante, in garage la macchina dei sogni, una moglie orgogliosa del proprio succeso. Ma è severameme vietato avere immagini negative: perché non si immagina di essere un manager sommerso dal lavoro, non si tratterà male i collaboratori, non si trascureranno gli affetti. Tutto questo aiuta a trovare stimoli per raggiungere lo scopo». Detto così sembra facile, perché allora non siamo tutti sempre soddisfatti? Non basta sognare, occorre agire. Spesso però non ci si prova nemmeno. Siamo bloccati da vincoli tanto profondi e radicati che non ne siamo più consapevoli. Letteralmente denominati “killer” perché frenano il bambino nascosto dentro di noi. Il bambino che teme di non farcela e che ricompare nei momenti di difficoltà o cambiamento. Colpa dell'educazione ricevuta, di paure che ci portiamo dentro da sempre, di schemi di comportamento che subiamo passivamente. E come si eliminano allora questi killer? Non si eliinimino, si aggirano, perché fanno parte della nostra personalità. Per uccidere i killer ci vogliono anni di psicoanalisi.


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