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Mal di schiena: le ultime ricerche e consigli utili!

 05 maggio 2016
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 Categoria: Salute
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 Scritto da: admin

Di solito inizia con una sgradevole fitta che arrivare a togiere il fiato per poi consolidarsi in un dolore permanente, come una morsa che ostacola i movimenti sciolti. Interessa soprattutto la zona lombare, ma può colpire anche quella dorsale oppure cervicale. E non fa eccessive distinzioni di età, tanto che è in aumento il numero di giovani che soffre di rachialgia, il nome scientifico di quel disturbo diffuso che è mal di schiena.


Nel 1996 un'indaingine dell'Unione Europea su circa 15mila lavoratori dei diversi paesi ha rilevato che questa patologia è primo posto in assoluto fra quelle definite “non mortali”: se ne lamenta il 30 per cento degli intervistati. Ma non basta. In media una persona si assenta per malattia circa quattro giorni all'anno, però se l'occupazione prevede posture non corrette (in piedi o seduti) o attività fisicamente pesanti, i giorni di assenza superano gli otto. Altre cifre ancora ribadiscono la dimensione del fenomeno: ogni anno ricorrono all'intervento del medico 15mila italiani: 20 milioni negli Stati Uniti (dove le indagini sono statisticamente più accurate), con un maggiore coinvolgimento degli uomini tra 30 e i 50 anni. Il dolore alla schiena, dunque: un campanello d'allarme, un sintomo legato a doppio filo alla colonna vertebrale, questo efficiente sostegno del corpo formato da ossa che circondano e proteggono il midollo spinale. Qui si trovano i fasci nervosi che hanno il compito di trasmettere, tra l'altro, il segnale che qualcosa non funziona correttamente per colpa, per esempio, di una scoliosi (deviazione del rachide), dell'osteoporosi (perdita di minerali dell'osso) o di una postura scorretta.


Un circolo vizioso


Il classico dolore alla schiena non riguarda le ossa, ma ha prevalentemente origine da una “tensione muscolare”. Uno sforzo eccessivo e improvviso sul dorso, come avviene quando si solleva un peso in maniera maldestra, una posizione sbagliata assunta per parecchie ore al giorno stando seduti di fronte a un computer o in macchina, ne sono la causa primaria. Se, poi, in precedenza c'è stato un trauma, la schiena diventa una zona di minore resistenza, che verrà colpita più precocemente dall'artrosi, cioè dal deterioramento delle articolazioni. I punti critici? Partendo dall'alto, il collo, il dorso e la zona lombare. Lavorando al computer, per esempio, si mettono sotto pressione prima di tutto le vertebre cervicali e i muscoli del collo, se la posizione del Pc è troppo alta o troppo bassa o spostata di lato, e i muscoli del nervo ottico. Ma non dimentichiamo che tutto parte dal cervello: l'attenzione, la concentrazione senza soste provocano tensione muscolare e con il tempo sofferenza, che scende piano piano e arriva fino al dorso. Il dolore tra le vertebre dorsali o tra le scapole può anche avere lì la sua origine oppure, molto spesso, segnala la proiezione di una compressione dei muscoli e dei nervi intercostali scatenata da una posizione ingobbita. In sostanza, la causa si trova davanti, però l'effetto si registra sulla schiena, di solito siu un solo lato. Ma è nella sua ultima porzione, lombare e sacrale, che la colonna vertebrale subisce gli attacchi più duri in quanto è destinata a reggere tutto il peso del corpo. Ed ecco che un atteggiamento costantemente scorretto o uno sforzo eccessivo e improvviso provocano un'infiammazione nella zona interessata.


L'infiammazione determina una contrattura muscolare che provoca dolore: questo a sua volta aumenta la contrattura. che peggiora la sofferenza, un circolo vizioso che partito dalla zona lombare si può irradiare all'inguine fino alle gambe. A questo punto fa male stare seduti, fa male stare in piedi, ogni movimento, anche il più normale come salire un gradino o allacciarsi le scarpe, diventa una fatica improba.


L’ importante è tenersi in curva


Diversi studi hanno chiarito che esiste una certa predisposizione costituzionale ai disturbi del tratto lombare e alla formazione di ernie, cioè alla fuoriuscita del disco intervertebrale. Tanto che anche chi segue uno stile di vita corretto e fa regolarmente esercizio fisico può un giorno presentare questi problemi. Inoltre si è calcolato che se si è seduti con il corpo insaccato, cioè se “l’angolo di taglio” tra l'osso sacro e la quinta vertebra lombare si stringe, il carico sul quinto disco può aumentare del 65-75 per cento. Il problema è ancora più accentuato per chi è in sovrappeso. Ma attenzione, anche chi è troppo magro è "predestinato": non ha grasso ma neppure muscolatura, quindi è privo di quel corsetto naturale che sostiene la colonna vertebrale (e infatti, nelle crisi acute si prescrive l'aiuto di un corsetto semirigido). Se, in aggiunta, una persona conduce una vita sedentaria e non fa attività fisica di rinforzo della muscolatura specifica, il rachide si infossa sempre di più. Il processo è inevitabile: le vertebre si abbassano progressivamente e schiacciano il disco, provocando dolore per la compressione delle terminazioni nervose; con il tempo il disco, non avendo più spazio. comincia a sporgere tra le vertebre creando una protrusione, che può trasformarsi in ernia. L'essere umano è fatto per la posizione eretta ed è per questo motivo che quando stiamo seduti dobbiamo cercare di mantenere inalterate le curve fisiologiche che sono alla base del nostro equilibrio e frutto di migliaia di anni di evoluzione, fondamentali perché si possa camminare, correre, sollevare pesi.


La curva risponde a un principio biomecccanico, serve cioè a sostenere un peso. Il corpo umano ne possiede quattro principali, quelle del dorso e del sacro (dette cifotiche) e quelle lombari e cervicali (lordotiche), che nel loro insieme hanno una capacità di resistenza eccezionale. Se noi annulliamo le curve, tutte le forze che si scaricano sui dischi vertebrali alterano la nostra struttura, legamenti e muscoli vengono stirati e si soffre. Un esempio per capire meglio: un animale forte come il gorilla è privo della lordosi lombare, per questo non può sollevare un peso superiore alla metà del suo peso corporeo.


Seduti, ma in movimento


Mettere le nostre schiene al sicuro non dipende soltanto dallo stile di vita e dalle cure mediche, ma anche, e spoprattutto, dall’anìbiente in cui viviamo. Tutti gli oggetti che ci circondano possono direttamente o indirettamente contribuire all'insorgenza e all'aggravarsi dei disturbi della colonna vertebrale. Sedie, tavoli, comodi divani in cui sprofondare durante il tempo libero per guardare la televisione o leggere un libro, per non parlare dei sedili delle automobili, delle scrivanie, dei banchi delle aule scolastiche o universitarie: l'elenco dei nemici della schiena è lunghissimo. Eppure da oltre trent'anni esiste una disciplina, l'ergonomia, che studia le condizioni e l'ambiente di lavoro per adattarli alle esigenze psico-fisiche delle persone e migliorare l'efficienza produttiva. Non siamo ancora arrivati a prodotti “perfetti” accessibili a tutti, perchè attualmente i prezzi in rapporto alla qualità sono alti. Del resto in Italia sta nascendo solo ora la consapevolezza che un ambiente di lavoro accogliente e attento alle esigenze dei singoli rappresenta un vantaggio economico per le aziende. Siamo l'unico paese in Europa che non riconosce come malattie professionali le patologie legate agli arti superiori.

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